Dov'è il corpo, lì è la mente: ritrovare unione attraverso la presenza.
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Viviamo in un’epoca in cui essere “attivi” è spesso confuso con l’essere presenti. La mente corre da un pensiero all’altro, pianifica, anticipa, analizza. Nel frattempo il corpo continua a esserci, ma sempre più in silenzio, come se fosse rimasto indietro. Questa distanza, apparentemente innocua, è una delle fonti più diffuse di stress quotidiano.
Spesso infatti il problema non è ciò che accade fuori, ma il modo in cui mente e corpo hanno smesso di dialogare.
VIVERE "NELLA TESTA": IL LAVORIO MENTALE CONTINUO
Il lavorio mentale è quella modalità in cui gran parte dell’energia viene assorbita dai pensieri: "cosa devo fare dopo", "cosa avrei potuto fare meglio", "cosa potrebbe andare storto". Un flusso costante, giudicante e in gran parte negativo.
Non è un errore della mente, né qualcosa da eliminare. È una funzione naturale.
Tuttavia essa diventa problematica quando si trasforma nell’unico spazio in cui viviamo.
Quando infatti l’attenzione è quasi sempre rivolta al pensiero, perdiamo gradualmente contatto con ciò che stiamo vivendo nel momento presente. Mangiamo senza sentire i sapori, camminiamo senza percepire i passi, respiriamo senza accorgercene.
Il corpo continua a funzionare, ma senza essere realmente abitato.
Questa modalità crea una frattura sottile ma profonda: la mente è proiettata altrove, il corpo è qui. La presenza si indebolisce non perché siamo distratti occasionalmente, ma perché la distrazione diventa la norma.
Nel tempo, questa separazione si traduce in una sensazione di disconnessione generale: ci si sente “spenti”, poco radicati, come se mancasse un punto di appoggio interno. Non è raro che lo stress emerga proprio qui, non come evento acuto, ma come sottofondo costante.
IL CORPO CHE PARLA E RESTA IGNORATO
Il corpo non smette mai di comunicare con noi.
Lo fa attraverso segnali semplici: respiro corto, spalle rigide, mandibola contratta, postura chiusa. Tutti questi sono messaggi di adattamento, una risposta naturale ad una situazione mentale eccessivamente, costantemente (e inutilmente) in allerta.
Senza che ce ne rendiamo conto, col tempo questi smettono di essere segnali di risposta e diventano una condizione fisica che noi consideriamo naturale.
Tuttavia, più viviamo nella testa, meno spazio diamo alla percezione corporea. E più il corpo deve alzare il volume per farsi sentire.
I leggeri segnali che ci erano stati lanciati diventano allora problemi seri, che possono sfociare talvolta in patologie gravi (o, fortunatamente in casi molto rari, mortali). Si pensi a tutte le malattie più diffuse degli ultimi anni: ipertensione, stress, depressione, stanchezza cronica, malattie autoimmuni dell'apparato digerente.
Tutte queste infermità sono accomunate da una radice psicosomatica e hanno solitamente origine da sintomi in partenza lievi, ma che si acuiscono perché inascoltati e protratti per lunghi periodi di tempo.
LA NECESSITA' DI RITROVARE UNIONE
Possiamo ben capire dunque l'importanza di ritrovare una coesione tra mente e corpo.
Questo non significa “svuotare la mente” o fermare i pensieri. Significa integrare.
Ciò a cui rivolgiamo la nostra attenzione mentalmente, quando si trasforma in azione, smette pian piano di accumulare stress, perché le sostanze prodotte dal cervello in risposta a quello stimolo vengono letteralmente "consumate".
A livello fisiologico noteremo quasi subito notevoli benefici: i livelli di cortisolo si abbassano e la produzione di noradrenalina rallenta, e con essi si allevia la sensazione di stress e la tensione corporea. Inoltre, aumenterà la produzione di serotonina, dipesa dalla soddisfazione causata dal conseguimento di quel mini-obiettivo a cui stavamo rivolgendo la nostra attenzione, e questo ci farà sentire più tranquilli e felici.
Quando iniziamo ad abitare il corpo, emergeranno inoltre sensazioni spesso trascurate: il senso di gravità, i confini fisici, i micro-movimenti. Questa percezione vi restituirà una sensazione di stabilità e sicurezza, perché il corpo vive sempre nel presente.
IL RUOLO DELLA MEDITAZIONE DI PRESENZA
La meditazione sulla presenza lavora in questa direzione. Non chiede di cambiare ciò che pensiamo, ma di ampliare l’attenzione includendo la dimensione corporea.
In particolare, la propriocezione – la capacità di percepire il corpo nello spazio – diventa uno strumento fondamentale. Sentire il peso del corpo sulla sedia, i piedi a contatto con il suolo, il respiro che si muove nel torace: sono esperienze semplici, ma profondamente regolanti. Bastano micro-atti di attenzione: fermarsi un istante prima di alzarsi, percepire il respiro mentre si cammina, sentire il contatto delle mani durante un’attività semplice.
Queste pratiche non aggiungono qualcosa alla giornata, ma cambiano il modo in cui la attraversiamo. Tutto nell'universo segue la legge dell'equilibrio: non dobbiamo perciò mai dimenticarci di riservarlo innanzitutto a noi stessi.
La coalizione tra mente e corpo è uno strumento molto potente a nostra disposizione. Attingiamone con costanza e consapevolezza e capiremo che l'unità è la chiave del nostro stesso benessere.
ELENCO DELLE LETTURE CONSIGLIATE
Qui di seguito verranno suggeriti alcuni libri che vi permetteranno di approfondire gli argomenti trattati nell'articolo.
- Tra mente e corpo, Luigi solano (Raffaello Cortina Editore, 2013)
Il volume si articola lungo filoni psicologici: l’incontro con gli eventi, il contatto con l’emozione, la qualità delle relazioni. Esso si distacca inoltre da una visione della patologia somatica come dovuta all’influsso di processi mentali, consci o meno, sul corpo, per spostare l’attenzione sulla relazione tra l’organismo e il mondo esterno, e sulla possibilità che il corpo (il sistema non simbolico) reagisca alle difficoltà quando la mente (il sistema simbolico) non è in grado di farlo in modo appropriato.
- La relazione mente-corpo, Stefania Mele (Libreriauniversitaria.it, 2010)
La relazione mente-corpo, motore del nostro vivere quotidiano e non solo tema speculativo, viene qui illustrata nel suo divenire, alla luce della dinamica profonda che costantemente le permette di esistere e definirsi.
- Madame Bovary, Gustave Flaubert (Feltrinelli, 2014)
Un romanzo che, in maniera metaforica, mostra come la noia e le insoddisfazioni emotive si traducano in comportamenti e sintomi fisici.