Falsi miti, credenze errate ed errori comuni legati alla meditazione
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Molte persone si avvicinano alla meditazione con grandi aspettative, idee preconfezionate o convinzioni che riflettono più desideri culturali che realtà pratica. Abbiamo tantissime informazioni riguardanti le pratiche meditative, ma lo studio non applicato alla pratica rende le nostre conoscenze errate e superficiali. Chi davvero introduce la meditazione nella sua quotidianità saprà di cosa si sta parlando...
Questo può trasformare una semplice pratica di presenza in una fonte di frustrazione, confusione o addirittura scoraggiamento.
PERCHE' E' FACILE FRAINTENDERE LA MEDITAZIONE?
Nonostante la grande popolarità assunta dalla meditazione nei paesi occidentali negli ultimi anni, permane una grande ignoranza in merito.
In ambito religioso, la meditazione viene spesso paragonata al momento di preghiera cristiano, rivolto ad un'entità esteriore a noi alla quale viene affidato il notevole compito di migliorare le nostre vite o esaudire i nostri desideri. Tuttavia, il concetto di proiettare un cambiamento personale all'esterno rende questa convinzione sbagliata in partenza.
Ciò che viene cercato durante la pratica non è infatti una meta o un fine, bensì una condizione di consapevolezza totali del proprio essere intrinseco nel momento presente. Tutti i cambiamenti che avverranno in noi portando avanti la pratica nel tempo saranno perciò involontari e legati semplicemente ad una maggiore presa di coscienza del fatto che i nostri pensieri non sono la realtà, perciò essa può sempre essere analizzata oggettivamente e scollegata dalle nostre azioni e reazioni agli eventi della vita, dandoci in questo senso un potere concreto su noi stessi e sul mondo che ci circonda.
Questo è un processo molto lungo, che richiede costanza e pazienza, ma non necessita che cambiamo qualcosa di noi perchè si realizzi. Di seguito perciò andremo a sfatare alcuni falsi miti che normalmente impediscono l'approccio alla meditazione o il proseguimento delle pratiche nel tempo.
ERRORE 1: PENSARE CHE MEDITARE SIGNIFICHI "SVUOTARE LA MENTE"
Una delle idee più diffuse è che la meditazione debba portare a una mente completamente vuota. Questa è una semplificazione estrema e spesso fonte di frustrazione per chi inizia: quando ci si concentra sul “cercare di non pensare”, ogni pensiero diventa un fallimento.
In realtà, la meditazione consiste piuttosto nel notare ciò che emerge nella mente senza giudicarlo. Essa è, in tutte le forme in cui può essere praticata, un veicolo che porta all'esplorazione profonda di se stessi. I nostri pensieri assumono perciò un ruolo fondamentale durante la pratica, ciò che cambia è il nostro modo di approcciarci ad essi. Ponendoci in un'ottica osservativa non giudicante, man mano viene meno l'attaccamento e il coinvolgimento emotivi ai nostri pensieri.
Nel momento in cui capiremo questo, il cambiamento che noteremo in noi sarà di sentirci meno in balia degli eventi, meno vulnerabili allo stress e più capaci nell'affrontare ciò che ci capita in maniera razionale e ponderata.
ERRORE 2: PENSARE DI DOVER ESSERE CALMI O RILASSATI PER POTER MEDITARE
Molti pensano che se non sono già rilassati o “in pace”, non siano pronti a meditare. Questa è una credenza fuorviante: essere irrequieti, agitati o nervosi è esattamente ciò che una meditazione ben strutturata può aiutare a esplorare.
In quanto veicolo di consapevolezza, la meditazione richiede un punto di osservazione dal quale partire. Pensate di andare dal vostro medico quando siete in perfetta salute, non avrebbe alcun senso vero? Il ruolo del medico diventa tale solo nel momento in cui insorge un qualche tipo di malanno. Ebbene, per la meditazione è lo stesso: se la nostra mente fosse eternamente in uno stato di pace non avremmo bisogno di praticare.
La calma va vista perciò come una conseguenza naturale della meditazione man mano che si amplifica il nostro senso di consapevolezza. Essa non è un prerequisito, è un punto di arrivo.
ERRORE 3: PENSARE CHE SERVANO TEMPO, SILENZIO E CONDIZIONI PERFETTE
Spesso si immagina la meditazione come un’attività che richiede un luogo silenzioso, ore di tempo e condizioni ideali. Questo può scoraggiare chi ha vite piene o ambienti caotici.
Sicuramente parte di questa affermazione è vera, ma non nel modo in cui si crede normalmente.
E' molto importante avere tempo a disposizione che non ci faccia sentire frettolosi nel concludere la pratica o ansiosi all'idea di stare togliendo tempo utile a qualcos'altro, ma non esiste un tempo minimo né è necessario estendere le meditazioni per periodi eccessivamente lunghi. La cosa che conta è ritagliarsi quotidianamente del tempo per meditare, in maniera costante.
Anche il luogo scelto non deve seguire regole precise. Ognuno di noi è diverso e vive in un contesto specifico. Non possiamo perciò pretendere di poterci immergere tutti nella natura incontaminata, di avere a disposizione una stanza insonorizzata o uno spazio privato solo per noi. L'importanza del luogo scelto risiede nel poter essere considerato uno spazio sicuro, calmo e accogliente. Sicuramente l'elemento distrattivo andrebbe ridotto al minimo, ma non è necessario seguire regole precise in merito, bensì ascoltare se stessi.
Infine, non esistono condizioni ideali per approcciarsi alla meditazione, Ognuno, come abbiamo visto, può scegliere un tempo e un luogo diversi, così come un determinato abbigliamento o un determinato oggetto di osservazione. Persino scegliere la pratica stessa è adattabile alle nostre esigenze del momento e non presuppone uno schema o un calendari fissi.
L'unica cosa che conta è la costanza, non ci stancheremo mai di ripeterlo.
ERRORE 4: GIUDICARSI MENTRE SI MEDITA
Un’altra trappola molto comune è giudicarsi durante la pratica.
“Sto facendo bene?”
“La mia mente non si ferma…”
Questo tipo di autocritica mina l’esperienza stessa. La meditazione non è infatti un compito da superare o una performance da giudicare. Le distrazioni, un senso di fastidio, l'elaborazione di elementi emotivi potenti, sono tutti elementi che fanno parte del gioco.
Essendo l'osservazione non giudicante di se stessi nel momento presente l'unico scopo della pratica, niente di ciò che avverrà in noi durante la meditazione ha una connotazione giusta o sbagliata. Ciò che vi arriva sta semplicemente accadendo, niente di più.
Tenetelo sempre a mente durante le vostre sessioni e limitatevi a ritrovare concentrazione qualora la doveste perdere. E ricordatevi di essere gentili con voi stessi, a prescindere da tutto.
ERRORE 5: ABBANDONARE PERCHE' "NON FUNZIONA SUBITO"
Molti principianti si aspettano risultati immediati: un senso di pace duraturo, una mente sempre tranquilla o una riduzione drastica dello stress.
Sempre più ricerche indicano benefici cognitivi e emotivi legati alla meditazione, ma gli effetti si manifestano in modo diverso da persona a persona e richiedono pratica costante e tempo.
Raggiungere il Nirvana è destino di pochi, ma non per questo dovete scoraggiarvi. Noterete molti cambiamenti nel corso del tempo e passerete attraverso varie fasi, non sempre facili né piacevoli. Non lasciatevi scoraggiare, ogni cosa offertaci riempie il nostro bagaglio e ci dà l'opportunità di crescere, maturare e aprirci davvero alla consapevolezza.
Celebrate i piccoli traguardi, notate i particolari e vivete la cosa con naturalezza.
I cambiamenti si notano solo quando sono già avvenuti.
ELENCO DELLE LETTURE CONSIGLIATE
Qui di seguito verranno suggeriti alcuni libri che vi permetteranno di approfondire gli argomenti trattati nell'articolo.
- Miti della consapevolezza, Richard W. Sears (Sequoia Book, 2021)
Un testo esplicitamente dedicato ai miti e alle idee fuorvianti sulla mindfulness, scritto da uno psicologo clinico e insegnante esperto. Il libro analizza cosa la mindfulness non è, scioglie fraintendimenti diffusi e spiega con chiarezza i limiti delle aspettative comuni.
- Meditazione per chi ha fretta, Osho (Mondadori, 2024)
Un libro perfetto per comprendere i benefici della meditazione e per imparare a metterla in pratica nella quotidianità.
- La via del dubbio, Stephen Batchelor (Astrolabio Ubaldini, 1989)
Un libro che parla della coltivazione del dubbio come fondamento della pratica meditativa.