Le sensazioni del corpo: un forte punto di osservazione di consapevolezza
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Nella tradizione buddhista i punti di osservazione da contemplare in atto meditativo sono quattro:
- il corpo e le percezioni fisiche
- la mente o coscienza
- le sensazioni
- i fenomeni
In questo articolo chiariremo l'importanza dell'indagine delle percezioni fisiche durante la meditazione.
COSA SI INTENDE PER "PERCEZIONI FISICHE"
Le percezioni fisiche sono tutte quelle sensazioni che emergono dal corpo: calore, freddo, peso, leggerezza, tensione, rilassamento, pulsazione, contatto, movimento.
Durante l’indagine corporea possono emergere sensazioni molto diverse. Alcune sono neutre, altre piacevoli, altre ancora scomode. Tutte fanno parte dell’esperienza.
Tra le sensazioni più comuni ci sono:
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tensioni localizzate (spalle, mandibola, schiena)
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formicolii o pulsazioni
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senso di pesantezza o leggerezza
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calore o freschezza
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micro-movimenti involontari
Non sono emozioni né pensieri, anche se spesso si intrecciano con essi. Il loro studio durante la meditazione diventa quindi fondamentale per comprendere meglio se stessi e liberarsi dalla sofferenza (nel senso buddhista del termine).
CONNESSIONE MENTE-CORPO
Il Buddha riteneva la consapevolezza della propria realtà corporea così importante che definiva spesso la tecnica di introspezione da lui insegnata "la consapevolezza diretta al corpo". Esiste infatti un connessione intrinseca e indissolubile tra mente e corpo, un rapporto nel quale il corpo si rende testimone diretto della verità della propria anima.
Tutte le cose che insorgono nella mente sono infatti accompagnate da sensazioni fisiche di qualche tipo. Visto da questo punto di vista, il passaggio dal livello emotivo a quello fisico dovrebbe essere una transizione naturale e spontanea.
La verità è tuttavia che noi tendiamo ad agire in maniera opposta: quando insorge una sensazione fisica, noi andiamo a trasformarla in un ulteriore processo mentale. Attuando questa inversione, le sensazioni fisiche, della cui fonte primaria non si è presa consapevolezza, si mescolano ai processi mentali causando in noi una reazione.
Questa reazione, che ha una matrice fisica, tende a sopraffare la ragione e ad impedirci di reagire coscientemente agli eventi.
L'ATTACCAMENTO: LA RADICE DELLA SOFFERENZA
Il circolo vizioso che viene a crearsi attraverso il processo corpo-mente genera ciò che nella filosofia buddhista viene chiamato "attaccamento".
L'attaccamento viene generato quando si osserva un determinato fenomeno applicando ad esso una coscienza errata, ovvero associandolo ad un tipo di caratteristiche che sono in contrasto con la vera natura del fenomeno stesso. Infatti, sovrapponendo il proprio giudizio personale alla contemplazione di qualcosa, si ottiene un visione ingannevole del fenomeno stesso e l'attaccamento diventa l'ossessionante necessità di adattare la realtà alle proprie aspettative.
Nel momento in cui ci rendiamo conto del fatto che la vera natura dell'oggetto di osservazione non coincide con le aspettative che avevamo generato nasce in noi la sofferenza. Diventiamo schiavi dei nostri stessi processi mentali, ingigantendoli e drammatizzandoli al punto da perdere lucidità di pensiero e giudizio.
L'OSSERVAZIONE IMPARZIALE
L'indagine delle percezioni fisiche in atto meditativo diventa uno strumento di liberazione dalla sofferenza. Entrare in contatto con il corpo significa creare un profondo legame con la propria mente.
"Il meditatore, esercitandosi ad osservare la transitorietà delle sensazioni fisiche piacevoli, il modo in cui esse perdono forza, si attenuano e poi cessano, e anche la maniera in cui egli si distacca, si libera in tal modo dal condizionamento interno che lo porta a desiderare le sensazioni piacevoli.
Così pure, quando il meditatore continua a osservare le sue sensazioni fisiche sgradevoli, e ne coglie il carattere impermanente egli si libera dal condizionamento che gli suscita ripugnanza verso ogni sensazione sgradevole.
Osservando poi con costanza le sensazioni neutre che si manifestano nel suo corpo e rendendosi conto che, così come sorgono, esse si dissolvono, il meditatore elimina il condizionamento che gli faceva ignorare queste sensazioni neutre e la loro caratteristica di sorgere e passare.
Pertanto, osservando le sensazioni del suo corpo, il meditatore libera la sua mente dal desiderio incontrollato, dall'avversione, dall'ignoranza, e cioè da tutto ciò che la rende impura."
Con queste parole Buddha descrive il ruolo che l'investigazione corporea ha nella meditazione.
Distaccarsi dal proprio giudizio in merito alle nostre sensazioni crea pace.
Imparare ad essere osservatori imparziali ci rende consapevoli.
ELENCO DELLE LETTURE CONSIGLIATE
Qui di seguito verranno suggeriti alcuni libri che vi permetteranno di approfondire gli argomenti trattati nell'articolo.
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La via del non attaccamento. La pratica della meditazione vipassana, Dhiravamsa (Astrolabio Ubaldini 1980)
Guida essenziale alla meditazione di consapevolezza nella tradizione buddhista theravāda. Con uno stile chiaro e diretto, l’autore accompagna il lettore nell’osservazione di corpo, sensazioni, pensieri ed emozioni, mostrando come la comprensione della loro impermanenza conduca al non attaccamento e a una maggiore libertà interiore. Un testo sobrio e profondo, adatto a chi desidera avvicinarsi alla Vipassanā in modo autentico e consapevole.
- Una saggezza pratica ed universale. La meditazione Vipassana spiegata da S. N. Goenka, Satya Narayan Goenka (Diana Edizioni 2018)
Un libro che permette di apprendere in maniera piuttosto semplice le basi fondamentali della meditazione Vipassanā. Vengono infatti trattati temi come le cause della sofferenza, come meditare, come raggiungere la libertà mentale e cosa sono gli schemi mentali, usando come canale storie reali e testimonianze dello stesso Goenka.
- Il corpo sa tutto, Banana Yoshimoto (Universale Economica Feltrinelli, 2012)
Tredici racconti che descrivono l'arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso un'ampia gamma di modulazioni. Il corpo è così attaccato al dolore da opporsi alla guarigione, fino a che la liberazione si fa strada a un tratto, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne.